| ------------------------------------ September 2005 CARLO ZANNI : PARALLEL WORLDS In many ways the ICA's hosting of Carlo Zanni's first retrospective feels
inevitable. Zanni first contacted me over five years ago when he had just
begun developing his practice - painting large scale, viewers' perspective,
desktop icons - and has subsequently been a constant presence in my inbox.
His unfolding passion for the sociology, commercial viability and above
all accessible aesthetic of digital culture has enriched his practice
to form an applied critical perspective which warrants, indeed necessitates
a reflective survey so early in the artists career. On conversing with
Zanni his energy and passion is unavoidable. There is a utopianism which
runs through his veins, yet it is coupled with a sharp and critical mind
which convinces you of the said projects achievability. It is no surprise
therefore that on agreeing to publish this book earlier this year Zanni
announces this is to be the first of 35 volumes - and I believe he has
the ideas to fill such a tomb. So we are dealing with an artist of enormous
vision, but one of equally great contradictions. He is engaged at the
heart of digital art and the means and viability of the dissemination
of net-art, whilst simultaneously he continues to explore his painting
practice. Indeed in works such as eBayLandscape (2004) the two worlds
collide with ease as evolving activity from the on-line Meccas of eBay
and CNN, merge with the painterly aesthetic of a serene oriental landscape. 1 See: Kristine Ploug, "I simply call it art", Artificial.dk Per molti versi, che sia l'ICA ad ospitare la prima retrospettiva di
Carlo Zanni sembra inevitabile. Zanni mi contattò per la prima
volta cinque anni fa, quando aveva appena cominciato a sviluppare la sua
pratica pittorica - dipingere icone del desktop in grande scala, dal punto
di vista dell'osservatore - e da allora è stato una presenza costante
nella mia mailbox. La sua passione, che si accende per la sociologia,
la commerciabilità e soprattutto per un'estetica accessibile della
cultura digitale ha arricchito la sua prassi, fino a costituire una prospettiva
critica applicata che è motivo sufficiente, e anzi rende necessaria,
un'indagine approfondita così precoce nella carriera dell'artista.
Conversando con Zanni, non vengono mai a mancare la sua energia, la sua
passione. C'è un utopismo che gli scorre nelle vene, e che pure
si affianca ad una mente acuta e critica, che ti persuade della fattibilità
dei suoi progetti. Non sorprende quindi che, accettando agli inizi dell'anno
di pubblicare questo libro, Zanni abbia annunciato che sarà il
primo di 35 volumi - e personalmente credo che abbia idee a sufficienza
per erigere un simile monumento. Abbiamo quindi a che fare con un artista
di enorme lungimiranza, ma di contraddizioni altrettanto grandi. E' in
prima linea sul fronte dell'arte digitale, dei mezzi e delle possibilità
di divulgazione della net art, e al contempo continua a esplorare la sua
tecnica pittorica. In realtà, in opere come eBayLandscape (2004),
i due mondi collidono con naturalezza in un'attività che procede
dalla Mecca online di eBay e della CNN fino a fondersi nell'estetica pittorica
di un sereno paesaggio orientale. Questa mescolanza tra stili a massimo
e minimo impatto tecnologico è descritta da Zanni, in una recente
intervista, in questi termini: "Dipingere e creare lavori digitali
è un tentativo inconscio di testimoniare un mondo a due velocità."
In effetti, nessuno ha mai chiesto a Bruce Nauman di inghiottire le sue
matite dopo che aveva preso in mano una videocamera. Tuttavia, il mondo
a due velocità di Carlo si manifesta anche come una serie di filtri
sulle due pratiche a confronto, a volte proprio come una cortina fumogena
per attutire il colpo digitale all'occhio raffinato del consumatore. Come
capirete avvicinandovi all'opera descritta in questo libro, sono gli ornamenti
di petali di rosa, le icone leggermente sfocate o le piante di bambù
gli strumenti utilizzati per attirare lo spettatore verso il mondo della
tecnologia e dell'arte digitale. E una volta dentro, siamo subito interpellati
ad assumere una posizione critica su alcuni dei temi chiave della cultura,
sebbene si venga tenuti a distanza dal meccanismo tecnologico in sé.
L'artista, per citarlo ancora, ha chiarito le sue intenzioni quando recentemente
ha dichiarato: "Sono interessato a modellare un mio mondo personale,
chiamarvi dentro e farvi scoprire di esserne la materia, gli attori che
recitano su quel palco". Le economie stesse dell'arte digitale sono
centrali nell'opera di Zanni. Come ho suggerito all'inizio di questo breve
testo, fin dagli esordi Zanni è stato prolifico e concentrato nel
promuovere la sua opera e le sue idee all'interno del mondo dell'arte.
E' sempre stato limpido nella sua posizione e nella direzione presa, e
meritava le reazioni dei curatori alle questioni che aveva sollevato.
Non deve quindi sorprendere che abbia affrontato e postulato una possibile
soluzione al dibattito chiave delle arti digitali: Come creare un mercato
e una cultura del collezionismo per l'arte digitale, mantenendone al contempo
l'anelito naturale ad un libero accesso? Sin dagli inizi Zanni è
molto chiaro sul perché l'attuale mercato dell'arte non abbia finora
assorbito/integrato l'arte digitale: in primo luogo menziona la "mancanza
di formazione" dei collezionisti e dei galleristi, e in secondo luogo
addita la "mancanza d'interesse" e di volontà, nei professionisti
della net art, a che la propria opera venga acquistata e diffusa. Dichiarazioni
forti ma, direi, non senza fondamento. Quando si tratta dell' "ignoranza"
del collezionista, Zanni fronteggia il problema con una soluzione che
per molti versi è ovvia; rende loro semplice la questione
In Altarboy (2003), una valigia-scultura racchiude uno schermo sul quale
gira un progetto d'arte digitale. La scultura tuttavia è un'esca,
una delle interfacce che Zanni usa per sedurre l'agnostico del digitale,
in quanto ospita un suo piccolo server che permette quindi al proprietario
di garantire un accesso pubblico/privato all'opera. Una soluzione interessante
che merita grande attenzione e investimento economico e, cosa più
importante, una soluzione che ha fatto avanzare di gran lunga il dibattito
sul collezionismo di arti digitali. Il letargo dell'artista è indubbiamente
un osso più duro, una questione che Zanni non si propone di risolvere
ma nella quale vuol dare il buon esempio. La posizione che assume ci riporta
alla dualità dei suoi mondi: il pittore, l'artista digitale, l'evangelizzatore
dell'accesso alla cultura digitale e l'imprenditore di net art in grado
di progettarne la diffusione commerciale. Interrogato sulla sua posizione
come artista, Zanni è come sempre molto chiaro: "Mi sento
più vicino a Donald Judd che a Matrix" ma mentre le inquietudini
e l'integrità di Judd sono evidenti nella sua opera, non si può
fare a meno di pensare che Zanni, se proprio dovesse, alla fine ricorrerebbe
alla pervasività della Matrice per diffondere le proprie idee!
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